lunedì 16 marzo 2026

Corso di storia della letteratura: Nabokov 1899

 Vladimir Nabokov 1899

Vladimir Nabokov (1899–1977) è stato uno degli scrittori più raffinati e poliedrici del Novecento, celebre per la sua padronanza linguistica, l'inventiva stilistica e la capacità di fondere gioco intellettuale ed emozione profonda.

Nato nel 1899 a San Pietroburgo, da una famiglia aristocratica, visse l’esperienza dell’esilio dopo la Rivoluzione Russa. Scrisse inizialmente in russo, poi si affermò come autore di lingua inglese, con uno sile barocco, ironico e pieno di allusioni letterarie.

Opere più celebri:

  • Lolita (1955) – il suo romanzo più controverso e acclamato, storia di un’ossessione narrata con maestria linguistica, che lo rese celebre e anche scandaloso.
  • Pnin (1957) – ironico ritratto di un professore russo emigrato negli Stati Uniti.
  • Pale Fire (1962) – esperimento letterario unico: un poema commentato da un narratore inaffidabile, ricco di giochi metatestuali.

Temi centrali:

  • L’esilio e la memoria
  • Il doppio e l’identità
  • L’arte come illusione e costruzione
  • L'amore per i dettagli linguistici, le farfalle (era anche entomologo), l’enigma

Vita e stile:

Scrisse sempre con precisione maniacale, usando schede per pianificare le sue trame. Si stabilì negli Stati Uniti e poi in Svizzera. La sua scrittura è celebre per la ricchezza di immagini, la manipolazione del punto di vista e l’uso geniale della lingua.

domenica 15 marzo 2026

Corso di storia della letteratura: Campanile 1899

Achille Campanile 1899

Achille Campanile (28 settembre 1899 - 4 gennaio 1977) è stato uno scrittore, giornalista e umorista italiano. Era noto per il suo stile di scrittura satirico e umoristico. Ecco alcune informazioni chiave sulla vita e le opere di Achille Campanile:

Carriera Letteraria: Achille Campanile iniziò la sua carriera come giornalista e scrittore umoristico negli anni '20 e '30 del XX secolo. La sua prosa era caratterizzata da un umorismo pungente, una critica sociale affilata e un occhio acuto per le peculiarità della vita quotidiana.

Romanzi e Racconti: Tra le sue opere più note ci sono romanzi satirici come "Marino fa moglie" (1932), "Il comico" (1932). Campanile ha anche scritto numerosi racconti umoristici.

Teatro: Oltre alla prosa, Campanile ha scritto opere teatrali, spesso caratterizzate da una comicità brillante e da personaggi eccentrici. Alcuni dei suoi lavori teatrali includono "L'omino della radio" (1939) e "Il pellicano" (1941).

Giornalismo: La sua attività giornalistica è stata una parte significativa della sua carriera. Ha contribuito a riviste satiriche come "Bertoldo" e "Il Travaso delle Idee". Il suo stile diretto e arguto ha reso i suoi articoli molto popolari.

Esilio e Ritorno: Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Campanile trascorse un periodo di esilio volontario in Svizzera, in disaccordo con il regime fascista. Tornò in Italia negli anni '50.

Lingua: La scrittura di Achille Campanile era caratterizzata da uno stile linguistico semplice e diretto, che comunicava efficacemente la sua satira e il suo umorismo al pubblico.

Opere Postume: Dopo la sua morte nel 1977, sono state pubblicate alcune raccolte postume di scritti inediti, rivelando ulteriormente il talento e la varietà del suo lavoro.

Achille Campanile è considerato uno degli umoristi più importanti della letteratura italiana del XX secolo. La sua capacità di catturare gli aspetti comici della vita quotidiana e di trasmetterli in modo frizzante attraverso la sua scrittura lo ha reso un autore amato e apprezzato.

sabato 14 marzo 2026

Corso di storia della letteratura: Hemingway 1899

Ernest Hemingway 1899

Ernest Hemingway (1899–1961) è stato uno dei più celebri scrittori americani del XX secolo, noto per il suo stile asciutto ed essenziale, la cosiddetta "prosa iceberg", e per una vita avventurosa quanto i suoi personaggi.

Nato nel 1899 a Oak Park (Illinois), fu giornalista, soldato, pescatore, cacciatore, viaggiatore. Le sue esperienze nei grandi eventi del secolo – dalla Prima Guerra Mondiale alla Guerra Civile Spagnola – influenzarono profondamente la sua narrativa.

Temi centrali nelle sue opere:

  • Il coraggio, la guerra, la morte e la sopravvivenza
  • Il rapporto dell'uomo con la natura
  • La perdita e la disillusione della generazione postbellica ("generazione perduta")

Opere principali:

  • Addio alle armi (1929) – amore e tragedia sul fronte italiano della Prima Guerra Mondiale.
  • Per chi suona la campana (1940) – ambientato nella guerra civile spagnola.
  • Il vecchio e il mare (1952) – simbolico racconto di lotta e dignità, che gli valse il Premio Pulitzer.
  • Premio Nobel per la Letteratura nel 1954.

Vita e stile: Hemingway scriveva con frasi brevi, dialoghi realistici e un uso deliberato dell’omissione – mostrando solo la punta dell’iceberg emotivo. Si suicidò nel 1961 in Idaho.

venerdì 13 marzo 2026

Corso di storia della letteratura: Borges 1899

Jorge Luis Borges 1899

Jorge Luis Borges (1899–1986) è stato uno dei più grandi scrittori del XX secolo, nato a Buenos Aires nel 1899. Poeta, saggista, e soprattutto maestro del racconto breve, Borges ha rivoluzionato la letteratura con il suo stile erudito e visionario, fondendo metafisica, letteratura, filosofia e matematica.

Temi ricorrenti nelle sue opere:

  • Labirinti e specchi, simboli dell’infinito e della complessità della realtà.
  • Libri immaginari e biblioteche infinite, come nella celebre La biblioteca di Babele.
  • Il tempo e l’identità, spesso affrontati in chiave paradossale e filosofica.
  • L’infinito, il sogno, la finzione, come modi per interrogare la verità.

Opere principali:

  • Finzioni (1944)
  • L’Aleph (1949)
  • Il libro di sabbia (1975)

Borges divenne cieco in età adulta, ma continuò a scrivere e insegnare. Non ricevette mai il Premio Nobel, ma la sua influenza è mondiale.

"Finzioni" di Jorge Luis Borges è una raccolta di racconti che esplora temi complessi e concetti filosofici attraverso la narrazione di storie intricate. Uno dei passi significativi in questo libro è l'apertura del racconto "La biblioteca di Babele", che introduce il lettore a uno dei concetti chiave del libro e della scrittura di Borges in generale.

Nel racconto "La biblioteca di Babele", Borges immagina un universo infinito costituito da una biblioteca che contiene tutti i libri possibili, compresi quelli mai scritti o mai da scrivere. Questa biblioteca rappresenta un'idea di infinità e il desiderio umano di conoscenza, ma allo stesso tempo evidenzia l'impossibilità di raggiungere una conoscenza completa o trovare un senso in un universo così vasto. Il passo iniziale del racconto descrive la biblioteca stessa e il suo significato metaforico, e si può considerare uno dei momenti più significativi del libro:

"La biblioteca di Babele contiene tutti i libri, ovvero contiene l'informazione di tutti i libri che si possono scrivere, o che si sono scritti, o che si scriveranno: questo e un luogo metafisico o 'cielo' (che altri direbbero inferno) dei feticisti di cui parla Chesterton: 'L'uomo primitivo, per esempio, e l'uomo che cerca di fondere tutte le donne della terra in una sola, e il pazzo e l'uomo che cerca di fondere tutte le lettere dell'alfabeto in una sola.'"

Questo passo iniziale del racconto cattura l'immaginazione del lettore e pone le basi per la riflessione su concetti come la conoscenza, l'infinità, la creazione e la ricerca del significato nella letteratura di Borges.

giovedì 12 marzo 2026

Corso di storia della letteratura: Platonov 1899

Andrei Platonov 1899


Andrei Platonov, pseudonimo di Andrei Platonovič Klimentov, è stato uno scrittore e romanziere russo nato il 28 agosto 1899 a Voronež, nell'Impero Russo, e morto il 5 gennaio 1951 a Mosca, Unione Sovietica.

Platonov è noto per la sua prosa innovativa e la sua critica al sistema sovietico, anche se gran parte del suo lavoro non fu pubblicato o venne censurato durante la sua vita a causa della sua critica sociale e politica.

Le sue opere riflettono la dura realtà della vita nelle campagne sovietiche e criticano l'ideologia comunista ufficiale. I suoi romanzi e racconti affrontano temi come la collettivizzazione agricola, l'industrializzazione forzata, le contraddizioni del sistema sociale e le difficoltà della vita rurale nell'Unione Sovietica.

Uno dei suoi romanzi più celebri è "Chevengur", pubblicato nel 1928, una narrazione visionaria che esplora le utopie e le disillusioni della rivoluzione russa attraverso una comunità immaginaria.

Platonov fu considerato un autore non conformista durante il periodo sovietico, e gran parte del suo lavoro non ricevette il riconoscimento che meritava fino a molto tempo dopo la sua morte. Le sue opere furono riscoperte negli anni '60 e '70, guadagnando ammirazione per la loro originalità stilistica e la profondità dei temi trattati.

La sua prosa è caratterizzata da uno stile innovativo, spesso con un uso peculiare del linguaggio che mira a catturare l'essenza della vita e del pensiero delle persone comuni nell'URSS del periodo. Andrei Platonov morì a Mosca nel 1951, ma il suo lavoro è stato rivalutato negli anni successivi,  venendo riconosciuto come una voce importante della letteratura russa del XX secolo, con un impatto duraturo sulla cultura e sulla letteratura mondiale.


mercoledì 11 marzo 2026

Corso di storia della letteratura: Prévert 1900

Jacques Prévert 1900

Jacques Prévert (Neuilly-sur-Seine, 4 febbraio 1900 – Omonville-la-Petite, 11 aprile 1977) è stato uno dei poeti e sceneggiatori più amati di Francia, capace di mescolare semplicità e profondità, ironia e malinconia, in un linguaggio che parlava tanto al popolo quanto agli intellettuali.

Cresciuto in una famiglia modesta, con un padre impiegato e una madre appassionata di teatro, Prévert sviluppò presto un gusto per le storie, le immagini vivide e i giochi di parole. Dopo un’adolescenza irrequieta e il servizio militare, entrò in contatto con gli ambienti artistici parigini e con il movimento surrealista, frequentando figure come André Breton e Louis Aragon. Pur affascinato dall’energia sovversiva di quel gruppo, se ne distaccò presto: la sua poesia, pur intrisa di libertà creativa, rifiutava il criptico e l’ermetico, preferendo parlare con chiarezza e immediatezza.

La svolta arrivò nel 1946 con la pubblicazione di Paroles, una raccolta che avrebbe conquistato un pubblico vastissimo, rompendo la barriera tra poesia “alta” e popolare. Nei suoi versi, Prévert raccontava l’amore, la guerra, la povertà, l’infanzia e la città di Parigi con un tono insieme tenero e disincantato. Usava un linguaggio quotidiano, fatto di immagini immediate e spesso di un umorismo delicato, per affrontare temi profondi senza mai cadere nella retorica.

Molte sue poesie furono messe in musica e diventarono canzoni entrate nell’immaginario collettivo. Tra queste, Les Feuilles Mortes (“Foglie morte”), resa celebre da Yves Montand e, in seguito, da Edith Piaf, e Déjeuner du matin, un testo brevissimo e folgorante che, dietro la descrizione di un gesto banale, cela la ferita della perdita e della separazione.

Parallelamente alla poesia, Prévert fu un grande sceneggiatore. Lavorò spesso con il regista Marcel Carné, firmando opere fondamentali del cinema francese come Les Enfants du Paradis (“I bambini del paradiso”, 1945), considerato da molti il miglior film francese di tutti i tempi. Le sue sceneggiature, proprio come i suoi versi, erano animate da personaggi vivi, dialoghi musicali e una profonda empatia verso gli umili e gli emarginati.

Prévert rimase fino alla fine un artista libero, allergico alle mode e alle convenzioni, capace di unire critica sociale, tenerezza e spirito giocoso. La sua poesia è ancora oggi letta nelle scuole francesi e amata dal grande pubblico, segno che, nonostante il tempo, i suoi versi continuano a parlare con la stessa freschezza e sincerità di quando furono scritti.

Nella sua opera, la vita quotidiana diventa arte, e l’arte diventa un modo di guardare il mondo con occhi più attenti, più ironici e più umani.



martedì 10 marzo 2026

Corso di storia della letteratura: De Filippo 1900

Eduardo De Filippo 1900

Il 24 maggio 1900, a Napoli, nasceva un bambino destinato a diventare uno dei più grandi protagonisti della scena teatrale italiana: Eduardo De Filippo. Figlio illegittimo del celebre attore e commediografo Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo, Eduardo crebbe immerso nell’atmosfera magica e frenetica del teatro, respirandone ogni odore e suono fin da piccolo.

Assieme ai fratelli Peppino e Titina, formò la compagnia I De Filippo, che conquistò in breve tempo il cuore del pubblico e un posto d’onore nel panorama teatrale italiano. Ma il sodalizio si ruppe nel 1944: da quel momento, Eduardo proseguì da solo il suo cammino, fondando la compagnia Teatro di Eduardo e portando in scena opere nuove, capaci di fondere tradizione e innovazione, sempre profondamente radicate nella cultura e nell’anima napoletana.

Eduardo non fu solo attore e autore: di molte opere fu anche regista, e il suo talento lo portò a lavorare nel cinema e in televisione, conquistando fama ben oltre i confini nazionali. Il riconoscimento ufficiale arrivò nel 1981, quando il Presidente Sandro Pertini lo nominò senatore a vita per meriti artistici e civili. Morì a Roma il 31 ottobre 1984, lasciando un patrimonio culturale che ancora oggi continua a vivere sulle scene.

🎭 Un teatro che è vita

Eduardo scrisse oltre 50 commedie, molte delle quali sono oggi pilastri del teatro contemporaneo. Le sue opere si muovono tra commedia e dramma, osservando con occhio attento e partecipe la condizione umana e i problemi sociali.
Tra i suoi capolavori ricordiamo:

  • Napoli milionaria! (1945) – Un ritratto amaro della Napoli del dopoguerra, con la celebre frase finale "Ha da passà ’a nuttata".
  • Filumena Marturano (1946) – La storia intensa di una donna che lotta per dare un futuro e un nome ai suoi figli.
  • Questi fantasmi! (1946) – Un gioco sottile tra illusione e disillusione, in un palazzo popolato da presenze misteriose.
  • Le voci di dentro (1948) – Un viaggio tra sogno e realtà che racconta la crisi morale dell’Italia del dopoguerra.
  • Il sindaco del rione Sanità (1960) – Una denuncia sociale sulla camorra e sui meccanismi del potere.
  • Gli esami non finiscono mai (1973) – Una riflessione ironica e amara sul continuo giudizio che la società impone all’individuo.

Molte di queste opere sono state adattate per il cinema e la televisione, con lo stesso Eduardo come protagonista.

🌍 Un’eredità senza tempo

Eduardo De Filippo è considerato uno dei massimi drammaturghi italiani del Novecento, al pari di Luigi Pirandello e Dario Fo. Il suo teatro è un equilibrio perfetto tra realismo e simbolismo, tra risata e commozione, capace di parlare a tutti pur restando radicato nel dialetto napoletano.

Attraverso i suoi testi ha raccontato la miseria e la dignità, l’ingiustizia e la speranza, trasformando storie locali in racconti universali. La sua influenza è arrivata fino alle nuove generazioni di attori e autori, e le sue opere vengono ancora oggi rappresentate e studiate in tutto il mondo.

Dopo la sua morte, il Teatro San Ferdinando di Napoli, che lui stesso aveva restaurato, è diventato un luogo simbolo della sua memoria e del suo insegnamento.

Eduardo non fu solo un grande autore: fu un interprete del suo tempo, un uomo capace di far ridere e piangere nella stessa sera, e di lasciare un segno indelebile nella cultura italiana e internazionale.


Corso di storia della letteratura: Nabokov 1899

  Vladimir Nabokov 1899 Vladimir Nabokov (1899–1977) è stato uno degli scrittori più raffinati e poliedrici del Novecento, celebre per la ...