mercoledì 25 febbraio 2026

Corso di storia della letteratura: Moravia 1907

Alberto Moravia 1907


Alberto Moravia (1907-1990)

Alberto Moravia, nato Alberto Pincherle a Roma il 28 novembre 1907, rappresenta una delle voci più lucide e critiche della letteratura italiana del Novecento. La sua vita fu segnata sin dall’infanzia da difficoltà fisiche: colpito da tubercolosi ossea, trascorse lunghi periodi di convalescenza che favorirono lo sviluppo di una precoce passione per la lettura e la scrittura. Questo isolamento forzato contribuì a plasmare il suo sguardo attento e analitico sulla società e sull’animo umano, caratteristiche che avrebbero definito tutta la sua produzione letteraria.

Gli esordi e il successo de Gli indifferenti

Moravia esordì giovanissimo con Gli indifferenti (1929), romanzo che lo impose subito come autore originale e innovativo. L’opera denuncia il vuoto morale, l’ipocrisia e il conformismo della borghesia italiana dell’epoca, mettendo in scena personaggi che oscillano tra indifferenza, egoismo e incapacità di instaurare relazioni autentiche. Lo stile è essenziale, analitico, privo di abbellimenti retorici, e crea un distacco critico che permette al lettore di osservare le dinamiche sociali senza indulgenza. Questo primo lavoro stabilisce già alcuni tratti costanti nella sua narrativa: l’esplorazione psicologica dei personaggi, la critica della mediocrità morale e l’attenzione ai comportamenti umani più intimi e nascosti.

Il periodo del fascismo e della guerra

Durante il regime fascista, Moravia subì la censura per le sue idee antifasciste e fu costretto a ritirarsi temporaneamente nella Ciociaria durante la Seconda guerra mondiale. Questi anni di repressione e isolamento influenzarono profondamente il suo pensiero e la sua scrittura, rafforzando la sensibilità verso le ingiustizie, le paure individuali e collettive e il potere corrosivo delle strutture sociali autoritarie. Il contatto diretto con la realtà della guerra e delle persecuzioni alimentò anche il suo impegno giornalistico e critico, facendone un intellettuale attento ai mutamenti della società italiana.

Temi e opere principali

Dopo il conflitto, Moravia consolidò la sua fama con una serie di opere che esplorano la condizione umana in contesti diversi, dall’intimità familiare alla politica, dalla psicologia individuale alla struttura sociale. In Il conformista (1951), analizza la psicologia di un uomo che aderisce al fascismo per insicurezza e paura, offrendo un ritratto penetrante del conformismo e della ricerca di sicurezza emotiva attraverso l’allineamento a regole esterne. Con La ciociara (1957), narra la storia drammatica di una madre e una figlia costrette a confrontarsi con gli orrori della guerra, un romanzo che, grazie all’adattamento cinematografico con Sophia Loren, ha amplificato il suo impatto culturale. In La noia (1960), Moravia esplora il vuoto esistenziale e l’incapacità di provare emozioni autentiche, consolidando il suo legame con la tradizione esistenzialista europea. Le raccolte di racconti come L’amore coniugale e altri racconti (1949) mostrano invece la sua capacità di analizzare le relazioni intime e i conflitti interiori, evidenziando un’attenzione particolare alle dinamiche di potere e di alienazione tra individui.

Stile e valore letterario

La scrittura di Moravia si distingue per la chiarezza analitica e la precisione stilistica. La sua prosa evita gli abbellimenti superflui e punta a rendere visibile la struttura psicologica dei personaggi e le tensioni della società. Il suo interesse costante per il desiderio, l’alienazione e il conformismo borghese lo rende un narratore lucido e talvolta spietato, capace di rivelare verità profonde sulla condizione umana senza indulgenza. La sua opera ha contribuito a ridefinire la letteratura italiana del Novecento, influenzando scrittori successivi e offrendo strumenti di analisi culturale, sociale e psicologica ancora attuali.

L’eredità di Moravia

Alberto Moravia lascia un’eredità fondamentale non solo per la letteratura, ma anche per la riflessione critica sulla società del suo tempo. La sua capacità di combinare rigore psicologico, analisi sociale e sensibilità morale ha reso le sue opere strumenti preziosi per comprendere le contraddizioni dell’Italia del Novecento e, più in generale, la complessità dei rapporti umani. La sua attenzione al conformismo, all’alienazione e ai desideri umani continua a parlare ai lettori contemporanei, testimoniando la duratura attualità del suo lavoro e la profondità del suo sguardo sul mondo.

martedì 24 febbraio 2026

Corso di storia della letteratura: Auden 1907

Wystan Hugh Auden 1907



W. H. Auden:
diagnosi del moderno, etica della forma

Wystan Hugh Auden (York, 21 febbraio 1907 – Vienna, 29 settembre 1973) attraversa il Novecento poetico come un sismografo: registra scosse politiche, morali e psicologiche, le traduce in forme classiche e sperimentali, e allo stesso tempo mette in discussione le pretese della poesia di “cambiare il mondo”. Cresciuto in un ambiente colto e scientifico, formatosi a Oxford, entra presto nel gruppo dei cosiddetti “poeti degli anni Trenta” (con Spender, Day-Lewis, MacNeice), segnando la stagione in cui la lirica inglese prova a rispondere con urgenza politica all’ascesa dei totalitarismi e all’ombra della guerra. Il viaggio in Spagna durante la Guerra civile e l’impegno antifascista ne fanno una figura pubblica, ma già allora la sua intelligenza critica rifiuta la poesia-propaganda: l’indignazione deve piegarsi al controllo formale, la testimonianza alla complessità morale.

Nel 1939 Auden si trasferisce negli Stati Uniti (cittadinanza dal 1946): è una svolta non solo geografica, ma poetica. Il registro si fa più meditativo, filosofico e religioso; rientra nella Chiesa anglicana, frequenta letture teologiche (Kierkegaard, Agostino, Niebuhr), rielabora Freud in chiave morale, e sviluppa un’idea di responsabilità individuale che lo allontana dall’ottimismo ideologico dei Trenta. Le stagioni americane – New York, poi Ischia e infine Kirchstetten, in Austria – consolidano un’opera vastissima: poesie, saggi (cruciale The Dyer’s Hand), libretti d’opera (con Chester Kallman, per Stravinsky e Henze), oratori, satire in versi e prose di viaggio.

La doppia anima: pubblico e privato, politico e teologico

Auden è il poeta che più a fondo affronta la crisi del moderno: alienazione urbana, burocrazia, tecnologia, guerra, ma anche desiderio, amore, amicizia, fallibilità individuale. La sua è una poesia “diagnostica”: adotta il lessico della psicoanalisi e della clinica, l’ironia del moralista settecentesco, la parabola religiosa. In componimenti come Musée des Beaux Arts l’indifferenza quotidiana al dolore altrui – messa in scena attraverso Bruegel – diventa figura del nostro tempo: la sofferenza accade “a lato” delle occupazioni ordinarie. In Funeral Blues il lutto si fa voce di un dolore nudo e comunicabile, prova della sua capacità di parlare “in chiaro” senza perdere complessità. Con September 1, 1939 (che più tardi rivedrà con severità autocritica), Auden raduna paura e disincanto all’inizio della guerra: è un poema-cornice dell’epoca, ma già problematizza il ruolo della poesia nella polis.

Dopo il 1939 il suo baricentro si sposta dall’urgenza politica alla indagine morale e teologica. For the Time Being (un oratorio di Natale), Nones e le Horae Canonicae rileggono il tempo storico alla luce del tempo liturgico: il quotidiano viene messo in relazione con il dramma dell’incarnazione e con la struttura dell’attenzione religiosa. Non è una conversione ornamentale: Auden cerca un linguaggio capace di misurare la distanza tra colpa e grazia, tra eros e agape, tra desiderio e responsabilità. Il risultato non è edificante in senso edificatorio, ma scrupoloso, spesso ironico, sempre anticantorile rispetto a ogni retorica salvifica.

La forma come etica: metri, generi, registri

Pochi poeti del Novecento padroneggiano la tecnica come Auden. Alterna metri tradizionali e forme chiuse (sonetto, canzone, sestina, villanelle), ballate pseudo-popolari, strofe sperimentali e un libero verso sempre sorvegliato. L’“Auden tone” nasce dal montaggio di registri: colloquiale e dotto, clinico e affettivo, proverbiale e saggistico. Il suo orecchio metrico accoglie rime piene e imperfette, catene di assonanze, ritmi parlati che tendono la lingua senza spezzarla. Questa abilità non è virtuosismo fine a sé stesso: è scelta morale. La forma limita, ordina, discute l’impulso dell’io; obbliga il poeta all’attenzione, alla revisione, alla responsabilità della parola. Non stupisce che Auden riveda spesso i propri testi, talora espungendoli dalle raccolte successive: rifiuta la canonizzazione di versi che giudica retorici o moralmente equivoci.

The Age of Anxiety (1947), poema vincitore del Pulitzer, è esemplare: in forma di ecloga moderna ambientata in un bar di New York, quattro personaggi dialogano in un paesaggio mentale/urbano che rende la “spaesatezza” del dopoguerra. La scelta di una forma pastorale per l’epoca della metropoli è un paradosso deliberato: un genere antico misura il battito irregolare del presente. In The Shield of Achilles (1955) l’omerico scudo di Achille viene rivisitato in chiave spietatamente contemporanea: al posto dei miti eroici affiorano paesaggi burocratici e atroci, in cui innocenza e violenza si toccano. È la critica più lucida all’“immaginario eroico” del Novecento.

Politica, eros, religione: tre tensioni mai risolte

Tre vettori percorrono l’opera audeniana. Il politico: dalla militanza giovanile alla disillusione adulta, con un costante rifiuto della semplificazione ideologica. L’eros: la poesia registra la gioia e il rischio dell’amore, la sua dimensione carnale, la precarietà del legame (centrale la relazione con Chester Kallman), e interroga la possibilità di fedeltà in un mondo mobile. Il religioso: non dogmatismo, ma domanda di senso, che riformula la colpa in termini agostiniani e la fraternità in termini paolini, senza sottrarsi al dubbio. Queste tre linee non convergono in un sistema, ma in una pratica poetica che accetta il conflitto come condizione della verità.

Opere e traiettorie: dall’esordio alla maturità

L’esordio con Poems (1930) mette subito in scena paesaggi industriali, linguaggi tecnici, metafore urbanistiche: il moderno come laboratorio morale. Another Time (1940) raccoglie testi di transizione – tra Europa e America – e contiene alcuni dei suoi capolavori brevi. The Age of Anxiety consacra il poeta-moralista della nuova epoca; Nones (1951) e The Shield of Achilles (1955) segnano la maturità meditativa. Le raccolte tardoamericane (Homage to Clio, About the House, City Without Walls) alternano alti lirici e leggerezza arguta, mentre i libretti d’opera (da The Rake’s Progress con Stravinsky a The Bassarids con Henze, in collaborazione con Kallman) mostrano il suo talento drammaturgico: controllo della voce, senso del tempo, ironia strutturale.

La sua attività saggistica culmina in The Dyer’s Hand: riflessioni su lettura, critica, ruolo del poeta, con un principio-chiave che ha fatto scuola – la poesia non “produce eventi” nella storia, ma trasforma la coscienza di chi legge, agendo sul piano della percezione e del giudizio.

Ricezione, revisioni, eredità

Auden è stato amato e contestato. In patria gli si rimproverò il trasferimento in America; altrove gli si imputò una certa “freddezza clinica”. Ma proprio questa distanza – mai cinica – gli consente di dire l’etico senza retorica. Emblematico il suo rigore autocritico: correzioni drastiche, ripensamenti (fino a rinnegare versi troppo assertivi), una diffidenza di principio verso il monumentalismo. La lezione che lascia ai poeti successivi (da Larkin a Merrill, da Brodsky a Heaney in forme diverse) è duplice: maestria formale e intelligenza morale. La poesia può essere insieme canzone e saggio, elegia e diagnosi, se accetta la disciplina della forma e il pudore dell’enunciazione.

Valore letterario

La grandezza di Auden risiede nella convergenza di tre competenze: un orecchio tecnico infallibile, una mente critica capace di filosofia e teologia senza specialismi oscuri, e una voce che sa essere pubblica senza diventare tribuna. La sua opera interroga le angosce e le speranze dell’uomo contemporaneo con un linguaggio accessibile e stratificato: ironico ma non derisorio, sentimentale ma non sentimentalistico. Se la poesia, come scrisse a proposito di Yeats, “non fa accadere nulla” in senso politico diretto, fa accadere molto nella coscienza: educa l’attenzione, affina il giudizio, incrina le menzogne. È questa, in ultima analisi, la sua etica della forma – e la ragione per cui Auden rimane, a pieno titolo, uno dei classici del XX secolo.

lunedì 23 febbraio 2026

Corso di Storia della letteratura: Pavese 1908

Cesare Pavese 1908

Cesare Pavese (9 settembre 1908 - 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, traduttore e critico letterario italiano. Ecco alcune informazioni chiave sulla vita e l'opera di Cesare Pavese:

Gioventù e Formazione: Pavese nacque a Santo Stefano Belbo, nella regione del Piemonte. Studiò letteratura inglese all'Università di Torino e sviluppò un interesse particolare per la letteratura americana, soprattutto per autori come Walt Whitman e Ernest Hemingway.

Traduzioni e Critica Letteraria: Pavese iniziò la sua carriera come traduttore di opere letterarie dall'inglese all'italiano. Successivamente, si dedicò anche alla critica letteraria, diventando una figura rispettata nel panorama culturale italiano.

Opere Poetiche: La poesia di Pavese è nota per la sua semplicità, ma al contempo per la profondità e l'introspezione psicologica. Le sue raccolte poetiche includono "Lavorare stanca" (1936) e "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" (1951).

Romanzi e Narrativa: Tra le opere narrative di Pavese, il romanzo "Il diavolo sulle colline" (1949) è particolarmente noto. Altri romanzi includono "La casa in collina" (1949) e "La luna e i falò" (1950).

Influenza e Riconoscimenti: Cesare Pavese è considerato una figura di grande importanza nella letteratura italiana del XX secolo. Ha influenzato molti scrittori successivi e ha contribuito a plasmare la narrativa e la poesia dell'epoca. Nel 1950, Pavese ricevette il prestigioso Premio Strega per il suo romanzo "La luna e i falò".

Tragedia Personale e Morte: Nonostante il successo letterario, la vita di Pavese fu segnata da lotte personali e sentimentali. Nel 1950, Pavese si suicidò a Torino, lasciando un vuoto nella letteratura italiana. La sua morte è stata spesso interpretata come il risultato di una profonda crisi esistenziale.

L'opera di Cesare Pavese continua a essere studiata e apprezzata per la sua profondità psicologica, il suo stile sobrio e il suo contributo alla narrativa e alla poesia del XX secolo. La sua figura è spesso associata al dibattito sul ruolo dell'intellettuale e alle sfide esistenziali affrontate nella modernità.

domenica 22 febbraio 2026

Corso di storia della letteratura: de Beauvoir 1908

Simone de Beauvoir 1908

Simone de Beauvoir nacque il 9 gennaio 1908 a Parigi, in una famiglia borghese. Dotata di un’intelligenza precoce, studiò filosofia alla Sorbona, dove conobbe Jean-Paul Sartre, con cui instaurò un legame intellettuale e sentimentale durato tutta la vita.

Figura centrale dell’esistenzialismo, si dedicò alla scrittura e all’attivismo, affrontando tematiche legate alla libertà, all’etica e soprattutto alla condizione femminile. Fu una pioniera del femminismo moderno e una delle intellettuali più influenti del XX secolo. Morì a Parigi il 14 aprile 1986.

Opere Principali

"Il secondo sesso" (1949) – Un saggio fondamentale per il femminismo, in cui analizza la condizione delle donne nella società patriarcale con la celebre affermazione: "Donna non si nasce, lo si diventa".

"I mandarini" (1954) – Romanzo vincitore del Premio Goncourt, che racconta il dopoguerra attraverso le vicende di intellettuali ispirati a Sartre, Camus e alla stessa Beauvoir.

"Memorie di una ragazza perbene" (1958) – Primo volume della sua autobiografia, in cui ripercorre la sua giovinezza e la sua formazione intellettuale.

"Una morte dolcissima" (1964) – Un intenso resoconto della morte della madre, che riflette sul rapporto genitori-figli e sulla finitezza della vita.

"La terza età" (1970) – Un’indagine sociale e filosofica sulla vecchiaia, tema raramente affrontato nella letteratura dell’epoca.

Valore Letterario

Simone de Beauvoir ha rivoluzionato il pensiero sulla libertà e sull’identità di genere, anticipando molte battaglie del femminismo contemporaneo. Il suo approccio esistenzialista l’ha portata a esplorare il rapporto tra individuo e società, analizzando i condizionamenti culturali che limitano l’autodeterminazione.

La sua scrittura, rigorosa ma coinvolgente, unisce saggistica e narrativa in una riflessione continua sulla condizione umana. Il suo impatto culturale va oltre la letteratura: il suo pensiero ha influenzato la filosofia, la politica e il movimento femminista, rendendola una delle figure più influenti del XX secolo.

sabato 21 febbraio 2026

Corso di storia della letteratura: Ionesco 1909

Eugène Ionesco 1909

Eugène Ionesco nacque il 26 novembre 1909 a Slatina, in Romania, da padre rumeno e madre francese. Trascorse parte dell’infanzia in Francia, prima di tornare in Romania, dove studiò letteratura francese all'Università di Bucarest. Nel 1938 si trasferì definitivamente in Francia, dove si dedicò alla scrittura e al teatro.

Divenne uno dei principali esponenti del Teatro dell’Assurdo, un movimento che rifletteva la crisi esistenziale e il nonsenso dell'esistenza umana. Con il tempo, fu riconosciuto come uno dei più grandi drammaturghi del XX secolo, venendo eletto all’Académie française nel 1970. Morì a Parigi il 28 marzo 1994.

Opere Principali

"La cantatrice calva" (1950) – La sua prima opera teatrale, simbolo del Teatro dell’Assurdo, in cui il linguaggio si svuota di significato, rivelando l’incomunicabilità umana.

"Le sedie" (1952) – Dramma che racconta l’inutilità del sapere e la solitudine dell’uomo attraverso una coppia di anziani che attende un misterioso messaggero.

"Il rinoceronte" (1959) – Uno dei suoi testi più celebri, metafora dell’ascesa dei totalitarismi e della tendenza al conformismo, in cui gli esseri umani si trasformano progressivamente in rinoceronti.

"Il re muore" (1962) – Un’opera esistenzialista sulla paura della morte e l’accettazione della fine.

"Macbett" (1972) – Una riscrittura grottesca del Macbeth shakespeariano, che accentua l’ironia e l’assurdità del potere.

Valore Letterario

Ionesco ha rivoluzionato il teatro del XX secolo con un linguaggio destrutturato e situazioni surreali, mettendo in discussione la logica tradizionale e la razionalità dell’esistenza.

Le sue opere, caratterizzate da dialoghi ripetitivi e situazioni paradossali, denunciano l’alienazione, il conformismo e il vuoto della comunicazione umana. Il suo stile, tra il comico e il tragico, ha influenzato profondamente la drammaturgia contemporanea, lasciando un segno indelebile nella storia del teatro.

venerdì 20 febbraio 2026

Corso di storia della letteratura: Genet 1910

Jean Genet 1910


Jean Genet nacque il 19 dicembre 1910 a Parigi, abbandonato dalla madre e cresciuto in un orfanotrofio. La sua giovinezza fu segnata da piccoli crimini e vagabondaggio, che lo portarono in carcere più volte. Durante la prigionia, iniziò a scrivere, attirando l’attenzione di intellettuali come Jean-Paul Sartre, che lo aiutarono a ottenere la grazia nel 1948.

Genet divenne uno dei più controversi e originali scrittori francesi del XX secolo, esplorando temi come l’emarginazione, il crimine, l’identità sessuale e il potere. Negli ultimi anni della sua vita, si dedicò all’attivismo politico, sostenendo cause come i diritti dei palestinesi e delle Pantere Nere. Morì a Parigi il 15 aprile 1986.

Opere Principali

"Notre-Dame des Fleurs" (1943) – Romanzo scritto in carcere, narra la vita di criminali e prostitute in un linguaggio poetico e sensuale.

"Miracolo della rosa" (1946) – Un'opera autobiografica ambientata nelle prigioni francesi, in cui il crimine diventa atto di bellezza e ribellione.

"Querelle de Brest" (1947) – Romanzo sul desiderio omosessuale e sulla violenza, trasposto al cinema da Rainer Werner Fassbinder.

"Le serve" (1947) – Dramma teatrale che racconta la relazione ossessiva tra due cameriere e la loro padrona, in un gioco di identità e potere.

"Il balcone" (1956) – Una delle sue opere più celebri, una critica feroce alle istituzioni attraverso una casa di piacere dove i clienti impersonano ruoli di potere.

"I negri" (1958) – Un dramma teatrale provocatorio sulla questione razziale e l’oppressione coloniale.

Valore Letterario

Genet ha trasformato il margine sociale in centro della sua poetica, elevando il crimine, l’omosessualità e la trasgressione a elementi estetici e filosofici.

Il suo stile è lirico e visionario, mescolando realtà e sogno, bellezza e degradazione. La sua influenza si estende oltre la letteratura, toccando il teatro contemporaneo e il pensiero politico. La sua scrittura sovverte le convenzioni morali e linguistiche, rendendolo una delle voci più radicali e affascinanti del Novecento.

giovedì 19 febbraio 2026

Corso di storia della letteratura: Anouilh 1910

Jean Anouilh 1910

Jean Anouilh nacque il 23 giugno 1910 a Bordeaux, in Francia. Cresciuto in un ambiente artistico, studiò giurisprudenza a Parigi ma ben presto si dedicò al teatro. Lavorò come sceneggiatore pubblicitario prima di affermarsi come drammaturgo negli anni ’30.

Durante l’occupazione nazista, la sua opera più famosa, Antigone (1944), fu interpretata come una velata opposizione al regime di Vichy. Dopo la guerra, continuò a scrivere e dirigere, distaccandosi sia dall’esistenzialismo di Sartre che dal teatro dell’assurdo di Beckett. Morì a Losanna il 3 ottobre 1987.

Opere Principali

"Antigone" (1944) – Una riscrittura della tragedia sofoclea, dove il conflitto tra Antigone e Creonte diventa una riflessione sulla resistenza morale e la sottomissione al potere.

"Il viaggiatore senza bagaglio" (1937) – Storia di un uomo amnesico che scopre di avere un passato crudele e cerca di redimersi.

"Eurydice" (1941) – Parte del ciclo delle Pièces Noires, rielabora il mito di Orfeo in chiave tragica e moderna.

"Becket o l’onore di Dio" (1959) – Dramma storico sull’amicizia e il conflitto tra il re Enrico II e Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury.

"Il ballo dei ladri" (1938) – Una commedia brillante che ironizza sul romanticismo e l'idealismo.

Valore Letterario

Anouilh fu un autore poliedrico, capace di spaziare dalla tragedia alla commedia con un linguaggio raffinato e una profonda introspezione psicologica.

Il suo teatro si distingue per la contrapposizione tra purezza e corruzione, libertà e compromesso, spesso con protagonisti idealisti in lotta contro un mondo cinico. La sua scrittura elegante e la capacità di attualizzare i miti classici lo rendono una figura di spicco nella drammaturgia francese del XX secolo.

Corso di storia della letteratura: Moravia 1907

Alberto Moravia 1907 Alberto Moravia (1907-1990) Alberto Moravia, nato Alberto Pincherle a Roma il 28 novembre 1907, rappresenta una delle...