L’ULTIMO LIBRO DI CARTA

 


L’ULTIMO LIBRO DI CARTA

Quanto dureranno ancora le librerie?

Ogni volta che compare una nuova tecnologia capace di modificare il modo in cui leggiamo, qualcuno annuncia la morte del libro.

È accaduto con la radio. È accaduto con la televisione. È accaduto con il personal computer, con Internet, con gli e-reader, con gli smartphone. Sta accadendo nuovamente con l’intelligenza artificiale.

Eppure il libro è ancora qui.

Non soltanto il libro come testo, sequenza di parole o contenitore di informazioni. È ancora qui proprio quell’oggetto sorprendentemente arcaico costituito da fogli stampati, rilegati, trasportati fisicamente da un luogo all’altro e conservati dentro mobili che continuiamo a chiamare biblioteche.

Potremmo allora concludere che la rivoluzione digitale abbia fallito?

Sarebbe una conclusione troppo semplice.

Perché forse abbiamo sbagliato oggetto della previsione.

Il problema non è quanto tempo rimane al libro cartaceo. Il problema è quanto tempo rimane alla libreria così come l’abbiamo conosciuta.

UN OGGETTO TECNOLOGICAMENTE OBSOLETO CHE FUNZIONA BENISSIMO

Considerato dal punto di vista puramente tecnologico, il libro cartaceo è un oggetto quasi assurdo.

Occorre produrre carta, stamparla, tagliarla, rilegarla, immagazzinare il volume, trasportarlo, esporlo in un negozio e infine consegnarlo fisicamente al lettore.

Un ebook può essere duplicato e distribuito quasi istantaneamente a milioni di persone.

Se l’efficienza tecnologica fosse l’unico criterio attraverso il quale gli esseri umani scelgono gli oggetti, il libro di carta avrebbe già dovuto scomparire.

Ma gli esseri umani non scelgono gli oggetti soltanto in base all’efficienza.

Un libro non è semplicemente un dispositivo per trasferire informazioni dal cervello dell’autore a quello del lettore.

È anche un oggetto.

Ha peso, dimensione, odore, consistenza. Occupa uno spazio. Invecchia. Può essere sottolineato, prestato, regalato, dimenticato su un comodino e ritrovato vent’anni dopo.

Possedere un file e possedere un libro non producono necessariamente la stessa esperienza.

Ed è qui che la previsione tecnologica incontra l’antropologia.

LA CARTA NON È MORTA

I dati disponibili suggeriscono qualcosa che all’inizio dell’era Kindle sarebbe apparso sorprendente.

La lettura digitale si è affermata, ma non ha sostituito quella cartacea.

Ha costruito un ecosistema parallelo.

Il lettore contemporaneo può leggere un romanzo di carta sul divano, un ebook durante un viaggio e ascoltare un audiolibro mentre guida.

Non sta necessariamente scegliendo tra tre tecnologie rivali.

Sta utilizzando tre modalità differenti di accesso allo stesso universo narrativo o conoscitivo.

Il futuro del libro potrebbe quindi essere meno simile alla sostituzione della fotografia analogica con quella digitale e molto più simile alla convivenza tra cinema, televisione e streaming.

Una tecnologia nuova non elimina sempre quella precedente.

A volte ne modifica la funzione.

MA LA LIBRERIA È UN’ALTRA COSA

Ed è precisamente qui che comincia il problema.

Perché la resistenza del libro cartaceo non garantisce affatto la sopravvivenza della libreria.

Posso amare profondamente la carta e acquistare tutti i miei libri online.

Anzi, è perfettamente possibile immaginare una società nella quale si vendano milioni di libri cartacei ma esistano pochissime librerie.

Questa distinzione è fondamentale.

La libreria tradizionale svolgeva contemporaneamente due funzioni.

Era il luogo nel quale si scoprivano i libri ed era il luogo nel quale si acquistavano i libri.

Internet ha separato le due cose.

Oggi possiamo scoprire un titolo attraverso un social network, una recensione, un podcast, un’intervista su YouTube, un algoritmo di raccomandazione, un gruppo di lettura digitale o una conversazione con un’intelligenza artificiale.

Una volta individuato il libro, possiamo acquistarlo in pochi secondi senza entrare in alcun negozio.

La libreria ha quindi perso qualcosa di molto più importante del monopolio della vendita.

Ha perso il monopolio della scoperta.

IL VERO CONCORRENTE NON È L’EBOOK

Per molto tempo i librai hanno guardato all’e-reader come al principale avversario.

Probabilmente era il nemico sbagliato.

Il concorrente della libreria non è necessariamente il libro digitale.

È la combinazione di algoritmo, commercio elettronico e logistica.

Il problema non è che il lettore smetta di comprare libri di carta.

È che possa comprare esattamente lo stesso libro, spesso con una scelta praticamente illimitata, senza spostarsi da casa.

Una libreria fisica contiene alcune migliaia o alcune decine di migliaia di titoli.

Una piattaforma digitale può renderne disponibili milioni.

Il libraio chiude la sera.

La piattaforma non chiude mai.

La libreria deve pagare affitto, personale, illuminazione, magazzino e gestione delle rese.

Un’infrastruttura digitale distribuisce questi costi su una scala incomparabilmente maggiore.

Se la competizione avviene esclusivamente sul terreno della disponibilità del prodotto, la battaglia appare fortemente asimmetrica.

EPPURE ENTRIAMO ANCORA IN LIBRERIA

Perché?

Questa è forse la domanda decisiva.

Entriamo in libreria per comprare un libro che conosciamo già?

A volte.

Ma sempre più spesso il valore della libreria consiste precisamente in ciò che Internet fatica a riprodurre completamente: la serendipità.

Entriamo cercando un libro e ne vediamo un altro.

Prendiamo in mano un volume perché ci colpisce la copertina. Leggiamo la quarta. Lo rimettiamo a posto. Ne apriamo un secondo. Sfogliamo qualche pagina.

Non abbiamo formulato una query.

Non abbiamo indicato un genere.

Non abbiamo chiesto una raccomandazione.

Abbiamo semplicemente incontrato qualcosa.

La differenza può sembrare minima, ma culturalmente è enorme.

L’ALGORITMO SA CHE COSA CI PIACE. IL LIBRAIO PUÒ PROPORCI CIÒ CHE NON SAPPIAMO ANCORA DI POTER AMARE

Gli algoritmi di raccomandazione sono straordinariamente efficienti.

Se abbiamo acquistato cinque romanzi polizieschi scandinavi, è ragionevole suggerircene un sesto.

Il sistema utilizza ciò che siamo stati per prevedere ciò che probabilmente vorremo essere.

Ma proprio questa efficienza contiene un limite.

La cultura non consiste soltanto nel trovare ciò che cerchiamo.

Consiste anche nell’incontrare ciò che non avremmo mai pensato di cercare.

Un buon libraio può dire: «So che normalmente legge altro, ma provi questo».

Quella frase contiene qualcosa che nessun inventario possiede: un’interpretazione del lettore.

Naturalmente anche l’intelligenza artificiale sta diventando capace di raccomandazioni sempre più sofisticate. È possibile che presto conosca la nostra storia di lettura meglio di qualsiasi libraio.

Ma resta una differenza.

L’algoritmo ottimizza una probabilità.

Il libraio mette in gioco un giudizio.

IL PARADOSSO DELLE LIBRERIE INDIPENDENTI

Ed è proprio qui che compare un fenomeno interessante.

La libreria più vulnerabile potrebbe non essere necessariamente quella piccola.

Potrebbe esserlo quella indifferenziata.

Una grande superficie che espone gli stessi bestseller disponibili online e compete prevalentemente sulla disponibilità del prodotto offre al consumatore pochi motivi per affrontare uno spostamento fisico.

Una piccola libreria fortemente caratterizzata può invece possedere qualcosa che un grande catalogo non ha: un’identità.

Letteratura indipendente.

Poesia.

Fumetto.

Saggistica politica.

Libri per bambini.

Filosofia.

Fantascienza.

Editoria locale.

Non è necessario possedere centomila titoli se i cinquemila presenti sono stati scelti con intelligenza.

Il paradosso del futuro potrebbe essere proprio questo:

meno magazzino e più selezione.

LA LIBRERIA COME FILTRO

Viviamo infatti dentro un’economia dell’abbondanza.

Il problema culturale del Novecento era spesso accedere ai contenuti.

Quello del XXI secolo è selezionarli.

Ogni anno vengono pubblicati decine di migliaia di nuovi titoli soltanto in Italia. A questi si aggiungono cataloghi storici, autopubblicazione, pubblicazioni straniere e contenuti digitali.

Nessun lettore può orientarsi autonomamente in questa quantità.

Per questo la funzione del libraio potrebbe trasformarsi.

Da venditore di libri a curatore dell’attenzione.

È una trasformazione simile a quella avvenuta in molti altri settori culturali.

Quando tutto diventa disponibile, acquista valore qualcuno capace di dirci che cosa merita il nostro tempo.

LA LIBRERIA CHE VENDE SOLTANTO LIBRI POTREBBE AVERE POCO FUTURO

È una frase provocatoria, ma forse inevitabile.

Se una libreria rimane semplicemente un negozio nel quale scaffali pieni di prodotti attendono un compratore, la concorrenza digitale diventerà progressivamente più difficile.

Se invece diventa un luogo nel quale accadono cose intorno ai libri, la prospettiva cambia.

Presentazioni.

Gruppi di lettura.

Incontri con autori.

Corsi.

Laboratori per bambini.

Discussioni.

Piccoli festival.

Caffetteria.

Esposizioni.

Club culturali.

Una comunità.

A quel punto il libro rimane il centro dell’ecosistema, ma non ne costituisce più l’unica transazione economica né l’unica ragione della visita.

La libreria smette di vendere soltanto oggetti.

Comincia a produrre esperienza culturale.

DALLA LIBRERIA AL LUOGO

Potrebbe essere questa la trasformazione decisiva.

Per secoli abbiamo pensato la libreria come un contenitore di libri.

Nel futuro potremmo pensarla come un contenitore di persone che si incontrano attraverso i libri.

È una differenza enorme.

Un ordine online può consegnarci un volume.

Non può riprodurre integralmente il fatto di sedersi accanto a trenta sconosciuti per ascoltare un autore, discutere un romanzo, scoprire un editore minuscolo o vedere un bambino scegliere autonomamente il primo libro della propria vita.

Il prodotto è replicabile.

Il luogo molto meno.

E quanto più la nostra vita diventa digitale, tanto più il valore economico e simbolico della presenza fisica potrebbe paradossalmente aumentare.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAMBIA NUOVAMENTE IL PROBLEMA

Poi arriva l’intelligenza artificiale.

E questa volta la trasformazione potrebbe essere più profonda di quella prodotta dall’ebook.

Perché l’ebook modificava il supporto.

L’intelligenza artificiale interviene invece sulla produzione, ricerca, sintesi e selezione dei contenuti.

Posso chiedere a un sistema di suggerirmi dieci romanzi sulla memoria, confrontarli, riassumerne le recensioni, individuare quello più vicino ai miei gusti e spiegarmi perché potrebbe interessarmi.

Una parte della tradizionale funzione di orientamento culturale diventa quindi automatizzabile.

Ma questo potrebbe produrre anche l’effetto opposto.

Quando testi, immagini e informazioni potranno essere generati in quantità praticamente illimitata, gli oggetti culturali dotati di una storia materiale potrebbero acquisire un nuovo valore.

Un’edizione ben costruita.

Una copertina progettata con cura.

Una carta particolare.

Una traduzione autorevole.

Una firma dell’autore.

Una prima edizione.

Un libro scelto da una persona della quale ci fidiamo.

Più il contenuto diventa infinito, più la selezione potrebbe diventare preziosa.

IL LIBRO POTREBBE DIVENTARE MENO PRODOTTO E PIÙ OGGETTO

Anche il libro cartaceo potrebbe quindi trasformarsi.

Per decenni l’editoria ha cercato di produrre libri sempre più economicamente accessibili.

Nel futuro potrebbe svilupparsi anche una tendenza apparentemente opposta: libri più belli, meglio stampati, illustrati, rilegati, progettati come oggetti destinati a essere conservati.

Se il testo puro può essere ottenuto immediatamente su uno schermo, perché acquistarlo su carta?

Perché la carta offre qualcosa in più.

La materialità diventa quindi non un residuo tecnologico ma una caratteristica premium.

È già accaduto con il vinile.

Lo streaming non ha riportato il disco in vinile alla centralità industriale del Novecento. Gli ha attribuito però una funzione nuova: oggetto culturale, collezionabile, rituale, identitario.

Il libro potrebbe seguire almeno in parte una traiettoria analoga.

QUANTE LIBRERIE SOPRAVVIVERANNO?

Qui dobbiamo rinunciare alle profezie.

Non esiste una data nella quale l’ultima libreria spegnerà l’insegna.

È però ragionevole prevedere una selezione.

Soffriranno maggiormente le librerie incapaci di differenziarsi, quelle collocate in territori demograficamente fragili, quelle schiacciate dai costi immobiliari e quelle che continueranno a considerare Internet semplicemente un concorrente da ignorare.

Potrebbero invece rafforzarsi librerie capaci di combinare presenza fisica e digitale, specializzazione, comunità, eventi, servizi, competenza e forte identità territoriale.

Non necessariamente avremo zero librerie.

Potremmo avere meno librerie, ma più librerie vere.

IL PROBLEMA ECONOMICO RESTA

Non dobbiamo però trasformare questa previsione in romanticismo.

Essere culturalmente indispensabili non significa essere economicamente sostenibili.

Le librerie operano spesso con margini ridotti e costi fissi elevati. Una città può considerare preziosa una libreria e contemporaneamente non acquistare abbastanza libri da permetterle di sopravvivere.

Questo apre una questione politica.

La libreria è semplicemente un esercizio commerciale oppure costituisce anche un’infrastruttura culturale?

Se riteniamo che produca benefici collettivi — alfabetizzazione, socialità, presidio urbano, pluralismo editoriale, promozione della lettura — allora la sua eventuale scomparsa non può essere valutata esclusivamente attraverso il fatturato.

Ma anche qui occorre prudenza.

Proteggere le librerie non dovrebbe significare congelare un modello commerciale incapace di evolversi.

La tutela più efficace potrebbe consistere nell’aiutarle a trasformarsi.

LA DOMANDA FINALE NON È «CARTA O DIGITALE?»

Forse tra vent’anni continueremo a leggere romanzi stampati.

Probabilmente leggeremo anche testi su dispositivi che oggi non esistono.

Ascolteremo libri.

Converseremo con libri.

Interrogheremo archivi attraverso sistemi artificiali.

Forse alcune opere non avranno neppure più una forma definitiva ma cambieranno in relazione al lettore.

Eppure potrebbe continuare a esistere quella strana esperienza consistente nell’entrare in una stanza piena di scaffali e trascorrere mezz’ora senza sapere esattamente che cosa stiamo cercando.

La sopravvivenza della libreria dipenderà probabilmente da questo.

Se continueremo ad andarci soltanto per comprare un libro, molte librerie potrebbero non sopravvivere.

Perché esistono modi più rapidi ed efficienti per acquistarlo.

Se invece continueremo ad andarci per trovare un libro che non sapevamo di volere, incontrare qualcuno, ascoltare una storia, partecipare a una comunità o semplicemente trascorrere del tempo circondati da idee, allora la libreria avrà ancora una funzione che supera la vendita.

Forse, dunque, l’ultimo libro cartaceo non verrà stampato tanto presto.

E forse non assisteremo neppure alla morte della libreria.

Potremmo assistere a qualcosa di più interessante:

alla morte del negozio di libri e alla nascita del luogo dei libri.


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