LA LETTERATURA NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
LA LETTERATURA NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Quando cambia non soltanto il modo di scrivere, ma l’idea stessa di autore
Per secoli la storia della letteratura è stata anche una storia degli strumenti attraverso i quali l’uomo ha trasformato il pensiero in parola. La tavoletta d’argilla, il papiro, il manoscritto, la stampa a caratteri mobili, la macchina da scrivere e infine il computer non sono stati semplicemente supporti differenti per un’attività rimasta immutata. Ogni trasformazione tecnologica ha modificato, almeno in parte, il modo di scrivere, di leggere, di pubblicare e persino di concepire un’opera letteraria.
Con l’Intelligenza Artificiale sta tuttavia accadendo qualcosa di diverso. Per la prima volta lo strumento non si limita a conservare, riprodurre, correggere o diffondere le parole dell’autore: è in grado di proporre esso stesso delle parole.
Ed è proprio qui che comincia uno dei capitoli più sorprendenti della storia della letteratura.
Dalla penna alla macchina che suggerisce
Un programma di videoscrittura ha già profondamente cambiato il lavoro dello scrittore. Ha reso semplicissimo cancellare, spostare interi paragrafi, produrre versioni successive, cercare una parola all’interno di centinaia di pagine. Ma la responsabilità della frase rimaneva interamente umana.
L’Intelligenza Artificiale generativa compie un passo ulteriore. Può suggerire una metafora, riscrivere un periodo, proporre un dialogo, costruire la biografia di un personaggio, individuare una contraddizione nella trama, immaginare sviluppi alternativi di una storia.
Può persino produrre un racconto completo.
Questo non significa necessariamente che stia nascendo una «letteratura delle macchine». Significa piuttosto che fra l’autore e il testo sta comparendo un nuovo interlocutore.
Lo scrittore può discutere con la macchina.
Può dirle: questo personaggio non mi convince. Può chiederle dieci possibili soluzioni e rifiutarle tutte. Può utilizzare l’undicesima come punto di partenza per inventarne una dodicesima completamente propria.
L’atto creativo diventa così, almeno potenzialmente, più dialogico.
Lo scrittore diventa anche regista
La conseguenza più interessante potrebbe riguardare proprio il ruolo dell’autore.
Lo scrittore tradizionale produce direttamente le parole del testo. Lo scrittore che utilizza intensamente l’AI può invece trovarsi sempre più spesso a progettare, selezionare, dirigere e correggere.
In questo senso assomiglia talvolta a un regista cinematografico.
Il regista non costruisce personalmente le scenografie, non interpreta necessariamente i personaggi, non compone la colonna sonora e non aziona ogni macchina da presa. Eppure consideriamo il film una sua opera perché è lui a organizzare questi elementi secondo una visione complessiva.
Qualcosa di analogo potrebbe avvenire nella narrativa.
L’autore stabilisce il mondo, i personaggi, la struttura, l’atmosfera, il significato dell’opera; interroga l’AI, ne valuta le proposte, elimina ciò che considera banale, modifica ciò che può essere utilizzato e conduce progressivamente il testo verso il risultato desiderato.
La capacità letteraria non scompare. Si sposta in parte dalla produzione alla direzione della produzione.
Il rischio della grande omologazione
Ma proprio qui emerge il problema opposto.
I sistemi di Intelligenza Artificiale apprendono osservando enormi quantità di testi già esistenti. Sono quindi straordinariamente capaci di riconoscere strutture narrative, registri linguistici e associazioni ricorrenti.
Questa capacità può però trasformarsi in un limite.
Se milioni di autori utilizzassero strumenti simili accettandone passivamente i suggerimenti, potremmo assistere alla nascita di una letteratura tecnicamente corretta, scorrevole, ben costruita e nello stesso tempo terribilmente uniforme.
Romanzi senza errori, forse, ma anche senza cicatrici.
E proprio le anomalie sono spesso all’origine della grande letteratura.
Lo stile nasce anche dall’ostinazione con cui uno scrittore viola una regola. Dalle frasi interminabili di Marcel Proust alla punteggiatura di José Saramago, dalle sperimentazioni di James Joyce alle strutture combinatorie di Italo Calvino, la letteratura procede frequentemente attraverso deviazioni rispetto alla norma.
Una macchina addestrata a riconoscere ciò che linguisticamente «funziona» potrebbe essere tentata di ricondurre continuamente il testo verso una sorta di centro statistico.
Lo scrittore, invece, deve talvolta avere il coraggio di allontanarsene.
Chi è l’autore?
L’AI riporta inoltre al centro una domanda antichissima: che cosa significa essere autore di un’opera?
La risposta sembrava semplice quando immaginavamo lo scrittore solo davanti a un foglio bianco.
In realtà non lo è mai stata completamente.
Ogni scrittore utilizza parole inventate da altri, forme narrative precedenti, miti, archetipi, convenzioni, ricordi, letture. Ogni libro nasce all’interno di una sterminata biblioteca di libri precedenti.
Jorge Luis Borges lo aveva compreso forse meglio di chiunque altro. La sua Biblioteca di Babele, composta idealmente da tutti i libri possibili, assume oggi un significato quasi profetico.
I grandi modelli linguistici sembrano talvolta muoversi proprio all’interno di una gigantesca biblioteca: non possiedono i libri come volumi collocati su scaffali, ma hanno appreso relazioni statistiche dalla quantità immensa di linguaggio sulla quale sono stati addestrati.
La domanda diventa allora inevitabile: quando uno scrittore dialoga con una macchina alimentata indirettamente da una parte considerevole della cultura scritta dell’umanità, dove termina la biblioteca e dove comincia l’autore?
La nascita del romanzo variabile
Esiste poi una possibilità ancora più radicale.
Finora un romanzo, una volta pubblicato, rimane sostanzialmente uguale per tutti. Cambiano le interpretazioni dei lettori, ma non le parole stampate sulla pagina.
L’AI rende invece tecnicamente immaginabile una letteratura dinamica.
Un romanzo potrebbe modificare alcuni elementi in funzione del lettore. Potrebbe espandere un personaggio secondario su richiesta, raccontare lo stesso episodio da un altro punto di vista, generare percorsi alternativi, trasformare una descrizione sintetica in una lunga digressione.
Il confine fra romanzo e narrazione interattiva diventerebbe sempre più sottile.
In questo scenario il libro non sarebbe più necessariamente un oggetto immutabile, ma una sorta di universo narrativo nel quale il lettore può entrare seguendo percorsi differenti.
È una prospettiva affascinante, ma anche inquietante.
Perché I promessi sposi sono I promessi sposi proprio perché Alessandro Manzoni ha deciso quali parole dovessero esserci e quali no. Se ogni lettore ricevesse una versione diversa dell’opera, perderemmo quella esperienza collettiva che consiste nell’avere letto tutti lo stesso libro.
Anche il lettore cambia
L’Intelligenza Artificiale non modifica soltanto la scrittura. Modifica anche la lettura.
Possiamo già interrogare un sistema su un romanzo, chiedergli di spiegare un passaggio difficile, confrontare due personaggi, ricostruire riferimenti storici, tradurre espressioni, analizzare simboli e strutture narrative.
È come se accanto al libro comparisse permanentemente un interlocutore.
Per uno studente può rappresentare uno straordinario strumento di approfondimento. Ma esiste anche il pericolo contrario: sostituire l’interpretazione con la risposta.
Leggere letteratura significa infatti anche non capire immediatamente.
Significa fermarsi davanti a una frase, ritornarvi, interpretarla male, cambiare idea cinquanta pagine dopo. L’ambiguità non è un difetto che un assistente debba necessariamente eliminare: è spesso una componente essenziale dell’esperienza letteraria.
Un’AI che spiegasse immediatamente tutto potrebbe rendere la lettura più facile e contemporaneamente più povera.
Una nuova frattura nella storia della letteratura
È probabilmente troppo presto per sapere quale sarà il risultato finale.
Quando apparve la fotografia qualcuno pensò che la pittura sarebbe diventata inutile. Accadde quasi il contrario: liberata dall’obbligo di riprodurre fedelmente il reale, la pittura esplorò territori completamente nuovi.
Quando nacque il cinema non scomparvero né il teatro né il romanzo.
Quando arrivò la televisione non scomparve il cinema.
Quando comparvero gli e-book non scomparvero i libri di carta.
L’errore consiste quasi sempre nel pensare che una nuova tecnologia debba semplicemente sostituire quella precedente.
L’Intelligenza Artificiale potrebbe invece aggiungere alla letteratura una nuova famiglia di forme espressive.
Continueranno probabilmente a esistere romanzi interamente scritti da esseri umani. Compariranno opere realizzate attraverso una collaborazione dichiarata fra uomo e macchina. Potrebbero svilupparsi narrazioni interattive e continuamente variabili. E potrebbero nascere generi che oggi non possiedono ancora nemmeno un nome.
Ciò che la macchina non deve decidere
Rimane però un punto fondamentale.
L’Intelligenza Artificiale può proporre migliaia di possibilità, ma qualcuno deve decidere perché raccontare proprio quella storia.
Può descrivere la morte di un padre, una guerra, un amore perduto, la solitudine di un vecchio, la paura di un bambino. Ma la letteratura non consiste soltanto nel produrre una descrizione efficace di queste esperienze.
Consiste nell’attribuire loro un significato.
È qui che la responsabilità dell’autore rimane centrale.
Il problema fondamentale del futuro non sarà probabilmente stabilire quanta Intelligenza Artificiale sia stata utilizzata per scrivere un libro. Sarà capire se dietro quel libro esiste ancora una visione, una necessità, un pensiero capace di organizzare le parole in qualcosa che valga la pena leggere.
La Biblioteca di Babele non è mai stata così grande
Forse Borges ci ha lasciato involontariamente l’immagine migliore per comprendere ciò che sta accadendo.
L’umanità ha costruito una Biblioteca di Babele immensamente più grande di qualsiasi biblioteca fisica. Milioni di testi possono essere analizzati, collegati, interrogati e trasformati attraverso macchine capaci di manipolare il linguaggio con una rapidità impensabile soltanto pochi anni fa.
Ma possedere una biblioteca infinita non significa sapere quale libro cercare.
Ed essere capaci di produrre infinite storie non significa avere una storia da raccontare.
Questa potrebbe diventare la grande distinzione della letteratura nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale.
Per la prima volta nella storia stiamo costruendo macchine capaci di generare parole quasi senza limite.
Proprio per questo, forse, la scelta delle parole che meritano di essere conservate diventerà più importante che mai.

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